Costituiscono un eccezionale esempio di tecnica architettonica protostorica giunta fino ai giorni nostri. Nelle ripide stradine dei quartieri di Monti e Aja Piccola si trovano centinaia dei case imbiancate di calce con il caratteristico tetto conico formato da piccole lastre grigie localmente chiamate chiancarelle.

La zona della bassa Murgia è famosa per i suoi caratteristici trulli sparsi nell’area compresa tra Selva di Fasano e la valle d’Itria. L’origine di queste costruzioni, simile a capanne evolute, risale alla protostoria. Si ritiene che gli elementi decorativi, come la sfera o la placca quadrata che sovrastano il tetto conico oppure i disegni geometrici dei soffitti, derivino da i Messapi, antica popolazione stanziata in Puglia fin dall’Età del ferro  e alla quale si deve l’innalzamento di menhir nella regione, ma è possibile che questa tradizione costruttiva sia arrivata dalla Grecia micenea.

Inizialmente i trulli erano costruzioni isolate in mezzo alla campagna, ma a poco a poco si costituiscono piccoli agglomerati che si trasformano in veri nuclei urbani, come accade ad Alberobello. Il termine trullo deriva dalla parola greca trullos che significa cupola. Va detto, comunque, che la parola trullo è un termine piuttosto recente e sicuramente di derivazione dotta e scientifica.

Il termine con cui venivano chiamate  queste costruzioni a secco, nell’Altosalento e in tutta la Murgia dei trulli, era  semplicemente “casedda“,  letteralmente piccola casa.  Di questo si tratta in realtà, di una modesta ma confortevole casa costruita dai contadini che sagacemente utilizzavano la materia prima più abbondante qui da noi: la pietra calcarea.

 Il nostro è un terreno carsico con un sottile strato di terra rossa. Apulia petrosa, così veniva chiamata dagli antichi l’odierna Puglia, è il riferimento era proprio a quella zona della Puglia centro meridionale oggi a cavallo fra le province di Bari, Taranto e Brindisi  dove si è sviluppata quella civiltà contadina che ha modificato (con tanto sudore e sacrifici), una terra non  adatta a colture agricole redditizie. Il contadino sceglieva il posto dove costruire il trullo, in genere nella parte più rocciosa meno adatta alle coltivazioni, poi dissodava e plasmava il terreno eliminando la roccia affiorante che veniva utilizzata per la costruzione della base del trullo e dei muretti a secco. Dalla roccia calcarea spesso a  strati facilmente divisibili in lastre  si ricavavano le chiancarelle (pietre calcaree piatte) che, posate a secco (senza utilizzo di malta)  l’una sull’altra si elevavano in cerchi concentrici che man mano si restringevano fino a chiudere la volta conica. Diverse forme di pinnacoli chiudono il vertice del trullo: croci, stelle, sfere e altri simboli dal significato cristiano  o scaramantico. Per la pavimentazione del trullo si utilizzavano lastre sottili di pietra calcarea sapientemente levigate: le chianche.

Ed ecco che il laborioso e inventivo lavoro dei contadini ha prodotto questo nostro paesaggio: terreni geometricamente divisi dai muretti a secco, uliveti e vigneti, mandorli e frutteti e… una miriade di trulli (se ne contano a migliaia per la maggior parte utilizzati e in buono stato di conservazione).

Nel comprensorio dei trulli solo la cittadina di Alberobello ha due quartieri interamente a trullo: Rione Monti e Rione Aia Piccola già monumenti nazionali dall’inizio del secolo scorso e dichiarati dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità.

La storia di questa originale cittadina a trullo risale alla seconda metà del XVI sec., quando i conti di Conversano, feudatari del posto, autorizzavano i contadini a costruire un nuovo villaggio con abitazioni costruite a secco senza utilizzo di malta, in maniera da poterle subito demolire in caso di ispezione regia (i feudatari, infatti, dovevano pagare un tributo al re per la costruzione di nuovi centri abitati). La valle d’Itria, su cui si affacciano le cittadine di Locorotondo (BA), Cisternino (BR) Ceglie Messapica (BR) e Martina Franca (TA) rappresenta il luogo con la massima concentrazione di trulli sparsi.

In alcuni casi, nella valle d’Itria e nell’Altosalento in genere, ci sono degli agglomerati di trulli  (formati da  qualche decina di coni). Erano delle masserie-trulli in genere dedite alla pastorizia:  man mano che si procedeva con il dissodare i terreni si costruivano nuovi trulli e la masseria diveniva un centro di produzione non solo zootecnico ma anche agricolo. Queste masserie presentavano  numerose nicchie utilizzate come mangiatoie e abbeveratoi per cavalli e bestiame.

Alberobello fu dichiarato monumento nazionale  nel 1928, anno in cui inizio una attiva campagna per la salvaguardia dei trulli. La maggior parte di queste costruzioni è di proprietà privata, mentre alcune sono state acquistate dal comune.

I TRULLI

I TRULLI

La relativa semplicità del loro progetto ha favorito la conservazione nel corso del tempo sia della loro struttura sia della loro decorazione.