Monti pallidi” durante il giorno, rosso fuoco al tramonto, poi viola all’imbrunire, prima di spegnersi nella notte. Nei colori delle Dolomiti hanno intinto la penna alcuni tra i più grandi poeti di tutti i tempi. Architetti, pensatori, ma anche studiosi, scenziati e semplici viaggiatori, sono rimasti incantati nel corso dei secoli dal fascino di queste guglie. Una fisionomia unica al mondo, adesso ufficialmente patrimonio dell’umanità

 Dopo l’interesse degli scienziati fu la volta degli artisti. Johann Wolfgang von Goethe ne rimase stregato durante il suo Grand Tour in Italia, nel 1786. Facile immaginare come l’enrosadira – il fenomeno per cui alcune cime delle Dolomiti assumono un colore rossastro e poi viola all’alba e al tramonto – abbia acceso la fantasia degli animi dei poeti in balia dello “sturm und drang” – “la tempesta e l’impeto”. O dei romantici che in quegli anni attraversavano l’Europa in preda all’inquietudine e alla passione per la natura.

Le 18 cime più elevate superano i 3.000 metri, tra cui viene considerata come la più alta di tutte la Marmolada (che pure per costituzione non sarebbe accomunabile alle altre). Centinaia e centinaia di vette, guglie, pinnacoli che si stagliano in diversi gruppi montuosi, attraverso un vasto territorio che interessa ben 5 province: Belluno, la più estesa, Bolzano, Trento, Udine e Pordenone.

 Perché le Dolomiti sono belle? Qual è il segreto del loro fascino straordinario?” sono riconosciute tra le montagne più belle della Terra, tanto da essere considerate un riferimento universale di bellezza montana. La loro bellezza intrinseca deriva da una varieta’ di forme verticali spettacolari, come pinnacoli, guglie e torri, in contrasto con superfici orizzontali tra cui cenge, balze e altipiani, il tutto emergente all’improvviso da estesi giacimenti detritici o da dolci colline. Una grande diversita’ di colori e’ data dai contrasti tra le spoglie e pallide rocce e dalle foreste e i prati sottostanti.

 Questa straordinaria celebrità le ha fatte consacrare come icone della montagna e la loro bellezza eccezionale è un fatto talmente conclamato che nessuno avverte alcun bisogno di chiedersi come mai siano considerate belle: il fatto è semplicemente evidente. Anzi, non solo sono eccezionalmente belle, ma lo sono anche in modo singolare, misterioso e quasi ineluttabile, cosicché affermare il contrario sembrerebbe incomprensibile, senza senso. Tuttavia, chiedersi il perché delle cose rimane lo strumento di conoscenza più efficace che abbiamo.

 Le Dolomiti d’inverno: La magia bianca copre il bosco, gli alti pascoli e le vette, s’insinua tra le rocce rinnovando, ad ogni inverno, l’emozione delle Dolomiti per la gioia e lo stupore dell’uomo. Gioia come fosse la prima volta. Stupore come il bambino con la prima neve.

 L’estate è la stagione del massimo fulgore della natura. E’ un’esplosione di colori e vitalità che risveglia la voglia di conoscere, di muoversi, di esplorare. E la bellezza delle Dolomiti in fiore, con la complicità alle lunghe giornate estive, è l’ideale per tutte le attività all’aria aperta, anzi sembra incentivarle ancor più.